Gli errori più frequenti all'inizio del lavoro autonomo
Chi si mette in proprio riceve molti consigli. Alcuni sono sbagliati, e sono proprio le regole che si sentono ripetere più spesso: un termine di pagamento legale di 30 giorni, una franchigia AVS per chiunque abbia un utile modesto, un assoggettamento all’IVA che si applica retroattivamente a tutto l’anno. Nessuna delle tre è scritta così nella legge.
I dieci errori che seguono sono ordinati in base al momento in cui capitano di solito, dal primo prezzo fino all’IVA. Per ognuno trovi che cosa vale davvero e dove approfondire.
1. Convertire il vecchio stipendio in tariffa oraria
La via più ovvia per arrivare alla prima tariffa oraria è dividere lo stipendio mensile per le ore di lavoro e aggiungere qualcosa. Il risultato è quasi sempre troppo basso, spesso anche della metà.
Il tuo stipendio era solo la parte che ti veniva versata. La metà dei contributi AVS, le vacanze pagate, il salario in caso di malattia e i contributi alla cassa pensioni li pagava il datore di lavoro, che ti retribuiva anche per riunioni, amministrazione e acquisizione di clienti. Da indipendente tutto questo è a tuo carico. Delle circa 1’800 ore di lavoro all’anno, a seconda del settore ne puoi fatturare solo il 55-70 per cento.
Nell’articolo sulla tariffa oraria trovi come calcolarla invece partendo dal guadagno obiettivo.
2. Partire con un unico committente
Molti cominciano con un grande cliente, spesso il datore di lavoro precedente. Garantisce subito una cifra d’affari, ma mette a rischio il riconoscimento come indipendente.
È la cassa di compensazione a decidere caso per caso se sei indipendente, in base alle circostanze economiche e non a come è intitolato il contratto. Se praticamente tutta la tua cifra d’affari proviene da un solo committente, lavori con la sua infrastruttura e non assumi alcun rischio imprenditoriale, di regola la cassa considera l’attività dipendente. Avere più committenti è quindi anche la prova che la cassa vuole vedere al momento dell’affiliazione. Maggiori dettagli nell’articolo sui contributi AVS.
3. Rinviare l’affiliazione all’AVS
Qui si commettono due errori opposti. Chi si annuncia prima di avere delle fatture non ha ancora nulla da mostrare alla cassa. Più spesso, però, si aspetta troppo.
Devi annunciarti anche senza che nessuno te lo chieda (art. 64 cpv. 5 LAVS). I contributi vengono riscossi retroattivamente, e su quelli pagati in ritardo matura un interesse di mora del 5 per cento all’anno, anche se il ritardo non è colpa tua.
A questo si aggiunge un equivoco diffuso: un utile modesto nel primo anno non significa affatto che non ci siano contributi da pagare. Il contributo minimo è dovuto anche in quel caso. Il limite sotto il quale un reddito da attività indipendente resta esente da contributi vale solo per l’attività accessoria svolta accanto a un impiego. Gli importi attuali, aggiornati ogni anno, sono nell’articolo sui contributi AVS. Quando è il momento di affiliarti, tra la prima fattura e il registro di commercio, lo trovi nell’articolo sull’ordine dei passi per aprire una ditta individuale.
4. Non accantonare nulla per AVS e imposte
Nel primo anno versi acconti basati sulla tua stima. Il conteggio definitivo arriva solo quando l’autorità fiscale comunica il tuo reddito effettivo, e possono passare anni. Se gli affari vanno meglio del previsto, ti arriva il conguaglio per un anno chiuso da tempo. Sullo stesso utile, intanto, grava anche l’imposta sul reddito.
Come regola pratica, per l’AVS metti da parte man mano circa il 10 per cento dell’utile. Se il tuo reddito supera nettamente la stima, comunicalo alla cassa e fai adeguare gli acconti. Per il rapporto tra AVS e imposte vedi l’articolo sulla dichiarazione dei redditi della ditta individuale.
5. Dare per scontata la copertura che avevi da dipendente
Da dipendente avevi un’assicurazione contro la disoccupazione, una copertura contro gli infortuni tramite il datore di lavoro e una cassa pensioni. Con il lavoro autonomo tutto questo viene meno:
- Nessuna assicurazione contro la disoccupazione. Chi lavora in proprio non è assicurato contro la disoccupazione, e non esiste un’alternativa.
- Nessun secondo pilastro automatico. Senza datore di lavoro non c’è cassa pensioni obbligatoria.
- Nessuna assicurazione infortuni obbligatoria secondo la LAINF. Questa copertura non ti spetta più automaticamente.
Quali lacune colmare e come, è meglio chiarirlo con una consulenza qualificata. È però importante conoscerle prima di accettare il primo mandato.
6. Logo e sito web prima della verifica del nome
Un logo si ordina in fretta, un dominio si registra in un attimo. Se poi il nome non si può usare, sono soldi buttati.
In una ditta individuale il cognome deve costituire l’elemento essenziale della ditta (art. 945 cpv. 1 CO). «Anna Rossi Webdesign» va bene, «Rossi & Partner» no, perché l’aggiunta fa pensare a una società. Zefix ti mostra quali ditte figurano nel registro di commercio, ma non se il tuo nome è ammissibile o se entra in conflitto con un marchio registrato. Nell’articolo sull’ordine dei passi per aprire una ditta individuale trovi come verificare il nome prima di spendere soldi per logo e dominio.
7. Usare un solo conto per l’attività e per la vita privata
Per una ditta individuale nessuna legge prescrive un conto aziendale separato. Tutte le fonti lo consigliano comunque, per tre motivi: la tua contabilità dev’essere verificabile, su un conto misto il saldo non ti dice nulla sul tuo utile, e l’abbinamento dei pagamenti alle fatture funziona solo se il conto è pulito.
C’è però anche chi si aspetta troppo dal conto aziendale: non limita la tua responsabilità. Con una ditta individuale rispondi con tutto il tuo patrimonio, a prescindere da quanti conti tieni. Per impostare la separazione nella pratica, leggi l’articolo sul conto aziendale.
8. Rimandare la contabilità a fine anno
Raccogliere i giustificativi in una scatola e registrare tutto in una volta a febbraio: così nascono ricevute mancanti, deduzioni dimenticate e cifre che si conoscono solo quando è troppo tardi per decidere.
L’impegno è minore di quanto molti temano. Sotto CHF 500’000 di cifra d’affari basta una contabilità semplice delle entrate, delle uscite e della situazione patrimoniale (art. 957 cpv. 2 CO), e proprio quest’ultima viene spesso dimenticata. Libri e giustificativi vanno conservati per dieci anni dalla fine dell’esercizio (art. 958f CO), anche in forma digitale. Se registri i giustificativi man mano, di solito basta un quarto d’ora alla settimana. Che cosa comprende esattamente la contabilità semplice è spiegato nell’articolo sulla contabilità semplificata svizzera; per l’organizzazione pratica trovi i consigli per organizzare la tua contabilità.
9. Fatture senza data di scadenza – e spese di sollecito senza base
In Svizzera non esiste un termine di pagamento legale di 30 giorni. In mancanza di altri accordi il pagamento può essere richiesto subito (art. 75 CO). Il termine che indichi sulla fattura stabilisce quando ti aspetti il pagamento, ma non decide ancora da quando il cliente è in mora.
Indica quindi una data precisa, e meglio ancora concordala prima, per esempio nell’offerta o nelle tue CG. Se il giorno di scadenza è stato concordato, chi deve pagare è in mora il giorno successivo, senza che tu debba inviare una diffida (art. 102 cpv. 2 CO). Se la data figura solo sulla fattura, nel dubbio serve prima una diffida. Dall’inizio della mora ti spetta un interesse del 5 per cento all’anno (art. 104 cpv. 1 CO), anche senza accordo.
Per le spese di sollecito le cose stanno diversamente: non sono dovute per legge. Puoi esigerle solo se sono state pattuite nel contratto, con un importo indicato espressamente. L’articolo su fatturazione e solleciti spiega come fissarle nelle CG o nell’offerta.
10. Controllare l’IVA solo alla chiusura dell’esercizio
L’assoggettamento all’IVA scatta a partire da CHF 100’000 di cifra d’affari all’anno (art. 10 LIVA). Tre dettagli vengono regolarmente trascurati. Conta la cifra d’affari, non l’utile. Conta la cifra d’affari mondiale, compresa quella realizzata con clienti all’estero, purché si tratti di prestazioni che sarebbero imponibili in Svizzera. E nessuno ti avvisa quando è il momento: l’obbligo nasce dalla tua cifra d’affari.
Se la soglia è prevedibile già all’avvio, l’assoggettamento inizia dal primo giorno. Se la raggiungi strada facendo, inizia dopo la chiusura dell’esercizio in cui la raggiungi, quindi non retroattivamente. In entrambi i casi, dall’inizio dell’assoggettamento hai 30 giorni per iscriverti (art. 66 cpv. 1 LIVA). Se prima di allora indichi l’IVA sulle fatture, la devi versare comunque.
Spesso si confonde questa soglia con un’altra dello stesso importo: devi iscrivere la tua ditta individuale nel registro di commercio solo quando ha realizzato CHF 100’000 di cifra d’affari nell’ultimo esercizio (art. 931 cpv. 1 CO). I dettagli sono nell’articolo sull’iscrizione all’IVA.
I dieci errori in sintesi
| Errore | Che cosa vale invece |
|---|---|
| Convertire il vecchio stipendio in tariffa oraria | calcolare partendo dal guadagno obiettivo e dalle ore fatturabili |
| Un unico committente | più committenti, anche come prova per l’AVS |
| Rinviare l’affiliazione all’AVS | annunciarsi con le prime fatture, contributo minimo anche con un utile modesto |
| Non accantonare nulla | circa il 10 % dell’utile per l’AVS, più le imposte |
| Copertura come da dipendente | nessuna assicurazione contro la disoccupazione, nessun secondo pilastro automatico, nessuna LAINF obbligatoria |
| Logo prima della verifica del nome | cognome nella ditta, verificare Zefix e marchi, poi investire |
| Un solo conto per tutto | conto aziendale separato, che però non limita la responsabilità |
| Contabilità a fine anno | registrare man mano, conservare per dieci anni |
| Fattura senza data, spese di sollecito senza contratto | concordare prima la scadenza, e le spese di sollecito con il relativo importo |
| IVA solo alla chiusura | tenere d’occhio la cifra d’affari, 30 giorni per iscriversi dall’inizio dell’assoggettamento |
Conclusione
La maggior parte di questi errori ha la stessa causa: durante l’anno non si conoscono le proprie cifre. Chi segue cifra d’affari e utile man mano accantona abbastanza per AVS e imposte, si accorge per tempo quando arriva il momento dell’IVA e sa quali fatture sono ancora aperte.
Per questo non serve la contabilità in partita doppia. A una ditta individuale sotto CHF 500’000 di cifra d’affari basta la contabilità semplice, e nel dashboard di Effizo vedi in ogni momento, a colpo d’occhio, cifra d’affari e utile.